L’approccio allo studio di uno strumento ad arco, oggi, può risultare obsoleto, o comunque non rispondente agli schemi musicali della nostra società. In un mondo dove scopiazzare grandi cantanti genera, attraverso lo schermo televisivo, "minidivi" destinati al nulla artistico ma con soddisfazioni immediate per sé ed i genitori inimmaginabili, chiedere ad un ragazzino di studiare il Violino non è certo una cosa consueta. Uno strumento per niente generoso, che non regala nulla ma rende solo quello che a lui si dà, pronto a riprendersi tutto appena lo si trascura.

E poi i primi anni di studio del Violino non sono particolarmente appaganti proprio per quel suono difficile da trovare, quella posizione innaturale e quello studio rigoroso che getta le basi del futuro strumentista… Quando però lo strumento comincia a diventare una piccola parte del sé, che mondo meraviglioso si apre! La possibilità di esprimere la propria emozione, il piacere dell’accordo con altri strumenti e l’esecuzione in orchestra, anche se piccola e didattica, ma che comunque diventa l’espressione delle emozioni dell’essere insieme miscelate dall’emozione e dal gesto del Direttore.

Studiare uno strumento vuol dire gettare un piccolo seme che porta sempre un germoglio; se non sarà poi quello di un futuro da professionista della musica, sarà comunque quello di un’educazione alla riflessione, alla coordinazione ed alla gestione ordinata del proprio metodo di studio e del proprio lavoro… e forse anche di una parte della propria vita.


Docenti: Chiara Agazzi, Giuseppina Cortesi